Chi e' online

Neghiamo i vantaggi economici allo Sri Lanka, firma anche te!
Scritto da Sakthi   
lunedì 17 novembre 2008

 


Ti chiedo un minuto del tuo tempo per mandare un'email all'Unione Europea, basta cliccare il link qui sotto e mettere i vostri dati: http://www.congressweb.com/cweb4/index.cfm?orgcode=pearl&hotissue=26

In pratica chiediamo all'Unione Europea di non concedere lo statusGSP+ allo Sri Lanka, in parole povere significa togliere al governo dello Sri Lanka dei vantaggi economici.

Perchè firmare? non vogliamo che risorse economiche (si parla di millioni di €) dell'Unione Europea vadano per incentivare un paese extracomunitario che non rispetta i diritti umani dei propri cittadini!

Questa cosa è molto importante in quanto sarebbe un bel segnale di condanna da parte dell'Unione Europea contro le atrocità compiute dai militari cingalesi.

I ragazzi di tutti i paesi partecipano a questa iniziativa, dobbiamo far spedire più email possibili dall'italia, quindi fai mandare anche ai tuoi amici!

Inoltre ti passo il link di un sito dove contiene un po' di informazioni sull'iniziativa e altro materiale in inglese: http://sites.google.com/site/stopgspplus/Home

ciao!

Ultimo aggiornamento ( lunedì 17 novembre 2008 )
 
Un '68 finto, anni 70 reali
Scritto da Maurizio M.   
martedì 11 novembre 2008

Fiumi di inchiostro sono stati versati per descrivere questo periodo di contestazioni di piazza anti Gelmini, per approfondirne le dinamiche, addirittura gli aspetti sociologici e antropologici, così si è finito per parlare di tutto, di nuovo ’68, di protesta generazionale non ideologica, di fascisti e antifascisti, foto di ragazzini con mazze e di trentacinquenni che le mazze le sfilano con professionale dimestichezza ai ragazzini di cui sopra per bastonarli. Si è parlato addirittura di Kossiga. E l’epilogo è stato scontato, se questo era un nuovo ’68 allora è durato poco e siamo già negli anni ’70.

Ma non è stato un nuovo ’68 e risulta difficile, anche se romantico, evocare una nuova Valle Giulia per due semplici motivi.

Non è stata una protesta generazionale Se il ’68 – piaccia o no – è stata effettivamente una rivolta generazionale inizialmente bipartisan che ha visto i “giovani” opporsi ai “vecchi”, questa protesta è stata diversa fin dall’inizio.

Non è nata dagli studenti, ma è stata preparata già mesi prima e annunciata da sindacati dei docenti e baroni universitari: i tanti ragazzi che volevano realmente difendere l’istruzione pubblica sono stati portati in piazza da chi voleva difendere questa istruzione pubblica.

Una protesta preparata con occupazioni fatte con i genitori (!) e lezioni ascoltate all’aperto tenute dal barone di turno è sì una protesta. Ma non è una protesta generazionale per definizione.

Non è stata nemmeno bipartisan. Certo, in piazza c’erano studenti “di destra” di diverse sigle accanto a ragazzi dell’uds e dei collettivi, facilmente riconoscibili dalle rispettive felpe “logate”. Ma se il criterio per definire l’egemonia della piazza è questo mi chiedo percentualmente quanto avrebbe superato sia la “destra” che la sinistra il partito Nike, NorthSail, Adidas, Levi’s …

Lo stesso coro “né rossi né neri, solo liberi pensieri” più volte evocato giustamente come un rifiuto del pregiudizio antifascista non è espressione di una convergenza consapevole contro un unico “sistema” nemico, altrimenti avremmo sentito un ben diverso “sia rossi che neri per i liberi pensieri”. E’ piuttosto antipolitica, figlia di Grillo e del “i politici sono tutti uguali quindi la politica è una merda”. Superati il fascismo e il comunismo è l’ora del bar.

La protesta “nera” ad uso e consumo Io credo che i ragazzi romani assaliti dagli antifascisti in piazza Navona abbiano davvero sognato di entrare in una protesta epocale dalla porta principale senza chiedere permesso, con tutte le conseguenze che abbiamo visto.

Credo allo stesso modo che la loro buona fede sia stata semplicemente usata dal cosiddetto sistema. La prova sta nelle tempistiche.

La protesta inizia e monta e la sinistra PD ha tutto l’interesse a dimostrare che è la rivolta di intere categorie sociali contro un Governo finora record per consensi. Tanto Veltroni sa che l’unico interlocutore possibile per il dissenso antiGelmini è lui, insidiato al limite solo da Di Pietro, quindi ben vengano adesioni alla protesta anche da “destra” per dimostrare che la piazza non contiene solo elettori/militanti PD. La destra radicale, ad ingranaggio avviato, decide di cavalcare l’onda e, senza il tempo di elaborare una controproposta che distingua dai clientes PD, puntano sulla capacità logistica e di mobilitazione già in attivo per esempio a Roma e l’ingresso è fatto.

Guarda caso per qualche giorno i militanti della destra radicale sulle pagine dei giornali diventano finalmente protagonisti consapevoli di una protesta e attenti allo Stato Sociale e non sono più dipinti come teste rasate assetate di sangue dedite al satanismo e all’incesto come da consolidato costume pennivendolo italiano. Il miracolo dura esattamente fino all’approvazione della legge e, a polemica parlamentare conclusa, si muove il teatrino con antifascisti mobilitati, forze dell’ordine compiacenti e sindacato in lacrime. Il giorno dopo nelle foto solo fascisti schierati, caschi e mazze tricolori e i duecentomila contatti del video su youtube poco fanno contro i cinque milioni di share di Santoro.

A questo punto il copione è stato rispettato, anche da chi non sapeva di avere una parte e sono tutti contenti: Berlusconi, Veltroni ed Epifani. Infatti la piazza è delegittimata, il controllo del PD sull’opposizione ristabilita e l’ortodossia della protesta è riaffermata.

Spiace che in questa ubriacatura protestataria nessuno, né i media berlusconiani né quelli antiberlusconiani, abbia rilevato che i registi, non i protagonisti, di questo “nuovo ’68” sono fisicamente i promotori e i protagonisti del vecchio, solo un po’ ingrigiti e spelacchiati.

Ce lo hanno più volte ripetuto intellettuali di diverso orientamento politico ma che spesso riconosciamo tutti come non conformi, del calibro di Blondet e Pansa. Sfottendo lo ha riconosciuto addirittura Eco.

Per fare una rivolta contro il sistema bisogna scagliarsi contro il sistema esistente e non finire con lo schierarsi in sua difesa, anche se lo si sta facendo da una piazza.

Altraprotesta, altrobersaglio E pensare che diversi ragazzi e ragazze hanno voluto sfuggire ai copioni da teatro di turno, hanno voluto ribadire che, in un Paese in cui rischiamo di andare da un momento all’altro a comprare il pane con le carriole cariche di monete, tagliare forse è doveroso. Ma che bisogna tagliare gli sprechi non i servizi. Semplice no? Ma nei titoloni non lo abbiamo visto.

E pensare che quegli stessi ragazzi, consapevoli forse più dei loro padri di quanto l’assalto missino alla Sapienza sia stato un errore, hanno coscientemente evitato il confronto-scontro di piazza con gli altri manifestanti, preferendo invece attaccare il cuore marcio del sistema occupando le sedi del sindacato-parassiti e i rettorati arazzati e blasonati degli atenei.

Né con i tagli indiscriminati né tantomeno con i responsabili del massacro finora perpetrato alla scuola e all’università italiana. Semplice no? Ma nei titoloni non abbiamo visto nemmeno questo. Da torinese sono fiero del “mio” 28 ottobre, un 28 ottobre di ragazzi che occupano, che si siedono per terra e rivendicano un progetto, un’idea di futuro e non un anti-qualcuno, ma anche un 28 ottobre di polizia, di minacce di ritorsioni baronali, di mazzieri chiamati dalla Fiom.

Il giorno dopo, con l’eccezione dei giornalisti (tg1 e la Stampa) che sono venuti lì sul posto a parlare con quei ragazzi, avanti con le banalizzazioni dei media berlusconiani guarda caso uguali a quelle dei media antiberlusconiani! Una sconfitta? Forse la prova di non aver seguito un copione.

 
Ecco il nuovo Presidente degli USA
Scritto da Web Master   
mercoledì 05 novembre 2008

Ecco un volto nuovo...

 

Sarà quello giusto?

 

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 05 novembre 2008 )
 
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